sabato 13 giugno 2009

La rappresentazione delle nostre debolezze

Dal Film: Signore e signori, buonanotte 

lunedì 2 marzo 2009

Politica e Morale - IDV Fermignano

Mi sono sempre chiesto, perché, nel sistema scienze, la cosidetta "scienza politica" risiede nel comparto meno toccato dai cambiamenti? Mi si risponderà che la politica è per definizione legata al potere ed il potere è per definizione conservatore. Allora occorre cambiare alcune cose. Assumere i politici con dei contratti a termine legati ad un progetto. I politici come fossero una sorta di co.co.pro. Progetto quindi, chiarificazione di obiettivi da raggiungere, tempo che si intende impiegare per la realizzazione e risorse necessarie per l'attuazione. In oltre il politico deve essere in grado di impostare fasi di verifica e stabilire a priori, Chi verificherà Cosa. Il mandato a termine è necessario perché il cittadino, la persona, gli uomini e le donne, devono avere la certezza che il progetto venga realizzato in un tempo quindi, credibile e visibile. Vincolo di mandato. Poi possiamo discutere di tante tematiche, ambiente ed energie alternative, magari di natura non minerale ad esempio, sole e vento, immigrazione e risoluzione dei conflitti (quali modalità), ribaltamento del sistema economico finanziario in cui l'economia sia al servizio delle persone e non il contrario. Ribaltamento del sistema economico e creditizio .. Ci sono molte cose da rivedere, persino le modalità di ricerca del consenso, modalità che, ad oggi ed in tutto il mondo, favoriscono i più abbienti ed ammutoliscono i meno abbienti. Non disponibilità a negoziare sistemi economici che non abbiano in animo il creare condizioni di decenza per le persone più svantaggiate, diversamente abili, anziani, bambini, malati, indigenti, precari, cassintegrati. Si parta da loro, ad iniziare a darne anche rappresentanza nelle liste favorendo "quote multicolore" anziché "quote rosa". 

Queste sono alcune proposte generali dell'IDV fermignanese per ricondurre la politica sui binari di una moralità posta in questione.

Saluti,

Mirco Marchetti

giovedì 26 febbraio 2009

Utilità

Voglio segnalare un utile luogo in cui mettere il mouse. Si possono ricercare luoghi ed avere utili informazioni locali. Le immagini sono meglio definite che in Google Heart e questo è possibile perché è entrato in funzione il "SIT" il sistema informatico territoriale della Comunità Montana.

                         Pagine gialle Visual 

foto esempio

Mirco Marchetti

mercoledì 25 febbraio 2009

Camilleri si allea con Di Pietro?


Andrea Camilleri propone per le elezioni europee del prossimo giugno una lista con due simboli che realizzi una alleanza tra i "cittadini senza partito" e l'Italia dei valori di Di Pietro. La proposta viene avanzata nel corso di una tavola rotonda pubblicata sul nuovo numero di MicroMega, in edicola da venerdì 30 gennaio, a cui hanno partecipato Andrea Camilleri, Antonio Di Pietro e Paolo Flores d'Arcais.

Camilleri risponde con un esplicito "Esatto, è questa" alla domanda del direttore di MicroMega che prova a sintetizzare la sua proposta: "Dunque tu proponi un'alleanza che veda da una parte i cittadini che non fanno politica in modo professionale, e che però nell'emergenza che vive il paese decidono di impegnarsi nelle elezioni per il parlamento europeo, e dall'altra il partito di Di Pietro, che ti sembra l'unica opposizione oggi esistente. È questa l'idea?" 

Camilleri aveva spiegato: "Bisogna stringere una alleanza tra persone che non hanno "le carte macchiate" e cioè che siano oneste, con la fedina penale pulita, che non abbiano mai fatto politica e si decidano a farla in questa situazione d'emergenza". "Sono perfettamente convinto", ha argomentato Camilleri, "che oggi come oggi il centro-sinistra, così come è organizzato, non sia minimamente in grado di fare una seria opposizione. (...) Oggi Di Pietro rappresenta l'unica vera opposizione. Allora cosa bisogna fare per evitare un disastro? (...) Il problema a mio avviso, ove non si voglia frazionare ulteriormente l'opposizione, è quello di avere una lista che, pur rappresentando i senza partito, sia in qualche modo legata a un partito già esistente, il più vicino agli ideali, e non agli interessi, di coloro che compongono la "lista dei senza partito" (...) Mi pare che sia importante saggiare se c'è la volontà di questo affiancamento fra due liste possibili, e individuarne le possibilità di realizzazione". 

Di fronte a questa proposta di Camilleri, Antonio Di Pietro si dice disponibile ad aprire le proprie liste a esponenti della società civile "fino al 70-75 per cento" e a valutare anche la possibilità di modificare il proprio simbolo, a condizione di non cederne la titolarità a terzi. Con questa conversazione, ha concluso Camilleri, "abbiamo stabilito un primo contatto. Il passo ulteriore è comunicare questo progetto, magari preparando un manifesto programmatico, anche attraverso MicroMega o via web, per iniziare a sondare il terreno. D'altra parte, il milione di firme raccolto da Di Pietro contro il lodo Alfano, dimostra che un'opposizione diffusa e latente c'è già. (...) Per ora la cosa migliore da fare è quella di continuare a confrontarsi senza perdere di vista l'obiettivo. Non si può essere pessimisti, altrimenti è meglio giocare alla roulette russa".

che ne pensate di questa proposta?

Mirco Marchetti 

sabato 18 ottobre 2008

Comunicato IDV-Fermignano


Il progetto politico che l'Italia dei Valori, per mio tramite, sta cercando di portare avanti a Fermignano è, per l'appunto, un progetto che, a fondamento, si è posto e si pone la domanda: "quale tipo di città, per Fermignano, voglio costruire nel tempo?", magari, per meglio dar concretezza alla domanda, occorrerebbe porsi pure un tempo limite entro cui volgere i propri obiettivi: "quale tipo di città, per Fermignano, voglio costruire entro il 2015?".

Ogni città, lo sappiamo, ha una sua specificità, una sua identità storico culturale, una sua propria indole. Un tempo era più semplice descrivere la specificità di una città, i campanili stessi segnavano i confini, storico-culturali, entro cui delimitare l'indole caratteristica di quel dato luogo. Ma oggi tutto appare più confuso, gli idiomi e le lingue si mescolano, la globalizzazione, questo tipo di globalizzazione, sembra pretendere l'omologazione ad una sorta di diktat economico finanziario di cui, però, già si intravvedono gli effetti nefasti ed i cedimenti strutturali soprattutto a scapito della piccola economia ad iniziare da quella domestica. I campanili assumono la veste di vuoti simulacri. Qual'è dunque la "vocazione" di Fermignano? A tutt'oggi, quando si parla di Fermignano, si parla di terzo polo più industrializzato della Provincia di Pesaro-Urbino. Ma Fermignano, anche per il fatto di avere una città come quella di Urbino a pochissimi chilometri, è pure la città degli appartamenti, quindi degli affitti. Qualcuno, in altri ambiti, la definì, "città dormitorio" per il fatto che si è seguita comunque una linea urbanistica mirante anche al dar soddisfazione agli studenti urbinati che, per svariati motivi, non ultimo quello dei costi d'affitto, sceglievano Fermignano quale luogo di residenza momentanea. Ma va anche considerata la crescita evidente nel tempo sotto il profilo demografico, abbinandola al cambiamento nei generis del fenomeno migratorio, sud-nord, esterno-interno. Si può quindi partire da una presa d'atto ed operare un'analisi di sviluppo. Il tasso migratorio in costante crescita, oltre il 12% a Fermignano, quindi il doppio della media nazionale (6-7%), è pure un indicatore sia di capacità di sviluppo che di modalità di sviluppo della città stessa. Vi è più immigrazione nei luoghi in cui si sa, essi luoghi, rispondere al meglio a certe domande che vengono oggi poste ed in primis, vi è la domanda di trovare una qualche occupazione. 

Negli ultimi tempi, da parte delle varie amministrazioni, ho visto un grande investimento sul fronte dello sviluppo urbano. Ho visto la crescita di nuovi quartieri, la costruzione di molti appartamenti, il tentativo di recupero di zone “degradate” dal tempo e dall'incuria. Molta parte delle energie, sia imprenditoriali che politiche, mi sembra si siano indirizzate su questo fronte, dando adito pure ad aspri conflitti. Senza però voler scendere in particolari, credo che gli interessi estetici, ma neppure quelli funzionali, siano stati prerogativa prima dell'agire urbanistico. I luoghi in recupero, avranno pure una valenza simbolica, non solo meramente funzionale. Saranno dei veri e proprio biglietti da visita attraverso cui la città si mostra al visitatore, al viandante ed in questo l'estetica, vista anche come "etica delle forme" non può anch'essa non assumere un ruolo di rilievo devendo parlare di noi fermignanesi, devendo saper raccontare agli altri chi noi siamo. Per questo ogni progetto va condiviso con i cittadini in primis e con tutti gli organi di rappresentanza di cui essi possono godere. 

Di questo mi son fatto convinto nel tempo. Ma vi è una cosa su cui mi premere evidenziare la carenza amministrativa di Fermignano e non da oggi. I servizi alle persone. Posso e voglio evidenziare, e non in una logica demagocica ed opportunistica, l'insufficienza dei servizi erogati a fronte anche della crescita di nicchie di disagio. Si pensi all'aumento del tasso di povertà anche nei ceti un tempo considerati "medi", si pensi al mondo degli anziani, dei disabili, dei ragazzi, dei meno abbienti, dei malati in genere. Per poter progettare, si tratta di rilevare e quantificare i dati, analizzare i tipi di domande che dai vari contesti provengono, compiere una scala di priorità, poiché la politica è fatta di scelte e di priorità da portare avanti, quindi costruire un progetto entro cui collocare ogni singola azione in maniera sistematica e contestuale. 

Costruire una Casa di Riposo, per fare un esempio e visto che conosco abbastanza bene il sistema anziani, non ha nessun senso se non si colloca la struttura stessa all'interno di una espressione di reali bisogni manifestati e comprovati e di un progetto che possa avere un senso più ampio. Essa sarebbe un'azione ritenuta necessaria in un contesto in cui, l'allontanamento di un congiunto dal suo nucleo famigliare venisse visto come unica ed ultima soluzione praticabile. Cosa possibile in una varietà di servizi offerti ad iniziare da una certa garanzia di un buon servizio di assistenza domestica. Al momento non vi è né l'uno né l'altro a Fermignano. Sicuramente si inizierà con la Casa di Riposo, ma magari non si inizierà col serio potenziamento del SAD, per l'appunto il servizio assistenziale domestico. Ciò significherebbe l'evidenziare la completa mancanza di capacità progettuale. Dico questo pur essendo convinto che una Casa di Riposo a Fermignano potrebbe pure servire, magari di piccole dimensioni (venti posti residenziali o poco più), così come sarebbe sicuramente utile l'ipotesi di un centro diurno con caratteristiche di semiresidenzialità e già parliamo di penultima spiaggia cui l'anziano può giungere prima dell'ultima spiaggia che invece sarebbe la Casa di Riposo. E' chiaro che, un progetto avente, sempre per continuare l'esempio anziani, come prioritario il benessere di persone di terza e quarta età, non può partire dalla costruzione di una struttura che prevede l'allontanamento dell'anziano dal suo nucleo famigliare. Quindi il progetto deve prescindere dalla valutazione, singolare e specifica, di ogni caso, onde poter razionalizzare i servizi ed erogare gli stessi lungo direttrici di senso. Inserire invece ogni singola azione all'interno di un contesto progettuale di più largo respiro e con obiettivi ben acclarati sarebbe diverso. Nel caso, dunque, la domanda dovrebbe essere: "quale Fermignano vogliamo costruire e che sia a misura di anziani?". Questa domanda non può esaurirsi e partire con la costruzione di una struttura.

Se si ha un programma politico di sviluppo chiaro in testa, si ha pure la possibilità di negoziare assieme ad altri percorsi di condivisione, altrimenti si rischia di rimanere imprigionati nelle proposizioni che gli altri sapranno dettarci e ne saremo alla mercé senza capacità progettuale né potere negoziale.

L'IDV a Fermignano ha cercato di muoversi in base ad una logica programmatica e sostanziale, cercando di cogliere, anche nel maturare alleanze, coloro i quali, seppur con altre sensibilità, hanno manifestato di voler giungere agli stessi obiettivi. E' nata quindi Sinistra per Fermignano (SpF), cui ha aderito l'IDV fermignanese, un patto tra forze partitiche differenti e tra liberi cittadini che sono tenuti assieme da un collante programmatico e non formale. Su questa linea ci siamo mossi e ci muoviamo, promuovendo diverse azioni congiunte e condivise su diversi fronti. I legami che ci hanno uniti terminando con l'approdo dell'IDV fermignanese a Sinistra per Fermignano, sono programmatici e di sostanza, maturati lungo il confronto costruttivo e non formale (c'è chi definisce "anomala" l'alleanza con certe forze da parte di IDV, la forma e la sua logica vorrebbero IDV congiunta con altre forze) ma il contesto allargato entro cui ci si muove, sia l'IDV di Fermignano che Sinistra per Fermignano, è comunque di alleanza con il PD, ma non di apparentamento né di subalternità, essendo IDV una forza autonoma e capace di maturare scelte programmatiche e locali in base ad una logica, anch'essa non formale quanto di sostanza e di programma.

Questa è l'impronta che ho calcato nel mio assolvimento di rappresentanza negli anni di una forza politica, l'IDV per l'appunto e che si ispira ad una visione sostanziale, quindi a fronte anche di un investimento morale da cui pare la politica tout court si sia da molto tempo allontanata e verso cui pure il compianto Berlinguer richiamò fortemente l'attenzione. Vorrei a questo punto ed approfittando anche di questo spazio, sollevare e proporre un elemento di discussione, sia tra i simpatizzanti dell'IDV fermignanese che tra i cittadini tutti. 

Saluti,

Mirco Marchetti (Rappresentante IDV-Fermignano)

lunedì 13 ottobre 2008

Crisi finanziaria: spunti per una riflessione

Voglio mettere all'attenzione questa lettera/stimolo inviatami ieri da Pierpaolo Benni e sulla quale gradirei faceste le vostre considerazioni.

Mirco Marchetti

"Ragazzino, lasciami lavorare: questa era la sostanza delle risposte comunque imbellettate che ricevevo.

     Risposte cui ero professionalmente abituato, avendo accumulato un’esperienza industriale di parecchi anni ed in campi diversificati sulla promozione del trasferimento industriale dell’innovazione tecnologica.

     Io amo il progresso cosciente, e non sono solito mollare l’impegno di fronte alle difficoltà.

     Così, negli anni 2000 – 2001, progettai, promossi e diressi un corso di GESTIONE DEL RISCHIO tenuto da un notevole numero di specialisti operanti nella Società Civile, nel quale io per primo appresi l’esistenza di un’infinità di strumenti, basati sull’evoluzione dei sistemi di elaborazione dati e della sensoristica, adatti a sostituire senza possibilità di confronto la palla di vetro.

     Naturalmente, la reazione degli Executives, questa volta non solo dell’Industria, ma delle Banche ( allora le Finanziarie in ITALIA erano giochini misteriosi imbrigliati da serie limitazioni per proteggere i Cittadini dal RISCHIO ), delle Strutture Pubbliche di ogni tipo, del Territorio ecc … cui presentavo il progetto per loro chiaramente sconosciuto e quindi spaventoso data la novità, era il solito enorme interesse sostanzialmente concluso dall’altrettanto solito <<>>.

     Così scoprii che la vera fonte delle perplessità non trovava origine nell’ignoranza ( normale, trattandosi in gran parte di eccezionali innovazioni per l’ITALIA, importate solo occasionalmente anche dalle Università a causa del conservatorismo dell’Establishment ) verso gli strumenti sconosciuti e la loro affidabilità, ma esattamente nel rigetto tipico italiano verso la RESPONSABILITÀ, esattamente lo stesso atteggiamento verificato nel precedente caso dell’innovazione puramente tecnologica.

     Se esistono documenti oggettivi e credibili su quanto è oggetto delle decisioni a me delegate, come faccio a giustificare eventuali errori, con verosimili conseguenze anche gravissime a mio carico ?

     Nessuno immagina quanto sia comune in ITALIA ( e nei Paesi meno evoluti ) la scelta di non voler conoscere possibili difetti tecnici minimi rilevabili grazie al progresso tecnologico, per non dover adottare le decisioni di sicurezza conseguenti, che possono anche essere il solo monitoraggio della situazione !

     Meglio ricorrere allo " incidente imprevedibile " o trasferire la colpa allo " errore umano ", contando che fra le vittime si contino anche coloro che potrebbero avere prove inconfutabili da raccontare ( se ascoltati ).

     Direi che il limite di questo comportamento, che essendo un limite non è stato superato nemmeno all’estero, si incontra nell’utilizzo dell’informatica nell’applicazione della Giustizia: il Processo Informatizzato, con esplicitazione di tutte le informazioni necessarie e disponibili da non trascurare nel dibattimento, affette dal coefficiente di affidabilità / gravità delle notizie emerse, ed elaborazione finale della sentenza da parte del sistema sulla base di tutta la giurisprudenza esistente ( applicabile o di supporto ), con Collegio Giudicante responsabile di adottare o respingere la sentenza, solo motivando la decisione.

     Quante garanzie di oggettività in più rispetto al Tribunale palestra di Principi del Foro otterrebbe Cipputi !

     Oggi ci troviamo di fronte al revival della crisi del 1929 in chiave mondializzata fin dalla partenza.

     Avendo a disposizione strumenti di raccolta, elaborazione, simulazione dati ecc … assolutamente inimmaginabili 80 anni fa, e il cui possibile livello d’errore è definibile con sicurezza, come è possibile il ripetersi di un incidente che, d’altra parte, anche un bambino poteva prevedere senza nemmeno possedere la palla di vetro ?  E come è possibile che si pubblicizzino incertezze nei confronti delle azioni da adottare, quando si può prevedere tranquillamente l’evoluzione del fenomeno a fronte dei diversi interventi ?

     Certamente, i sondaggi Elettorali sono stati da tempo abilmente utilizzati per dimostrare Urbi et Orbi l’inaffidabilità delle previsioni " scientifiche ", e quindi invalidare sia il sistema sia la credibilità delle previsioni scientifiche, ma ciò non deve sorprendere, dato che gli operatori di quel delicato campo sono ridotti a pochi ammucchiati sotto la stessa cappa, dai quali i committenti si attendono solo conferma di ciò che essi stessi stanno raccontando pubblicamente.

     Forse che, anche senza la montagna d’informatica disponibile, gli addetti al mestiere non sanno che, in tutti i casi, i tamponamenti inadeguati come quelli adottati finora per il terremoto finanziario, finiscono inevitabilmente in scomparsa delle risorse destinate ad essi e peggioramento della situazione ?

     Allora, torniamo indietro: come sempre il crack poteva essere evitato senza la minima difficoltà in sede preventiva, e che preventivamente TUTTI i Responsabili di agire fossero ben coscienti del disastro che stava montando grazie alla loro inattiva incapacità dolosa, non può in alcun modo essere messo in dubbio.

     Se poi il trentacinquenne Neel Kashkari, scelto come responsabile della gestione degli 850 MLD di DOLLARI del " Piano Paulson ", dice su YouTube che i Grandi Managers degli Istituti salvati dallo Stato " non perderanno i loro stipendi d’oro come stabilito dal Congresso " ma subiranno solo " modesti ritocchi … perché noi preferiremmo aiutare le banche ricche a diventare ancora più ricche ", domando come possa esistere chi ancora ha fiducia nei Leaders di queste ex DEMOCRAZIE europee.

PER QUESTO MOTIVO DEVONO ESSERE PROCESSATI TUTTI COME CRIMINALI DI PACE PER DISASTRO DOLOSO.

     Ed infatti, in ITALIA, di fronte alle difficoltà oggettive che questo Governo non può evitare di accollarsi pur con tutto lo spiegamento di Plagio mediatico in cui è maestro, eccolo nuovamente costretto a rilanciare lo spauracchio dell’Alternativa Prodi imponendo all’esule Sergio Cofferati, misero Sindaco di BOLOGNA, poche settimane dopo aver dato la disponibilità a ricandidarsi, non solo di far sapere di aver deciso di dedicarsi al figlioletto, ma addirittura, il giorno successivo ad una presa di posizione che ignorava le ambizioni dei Prodiani, di tornare sull’argomento per smentirsi in loro favore.

     Eppoi si legge che l’Università italiana appare al 200 posto delle classifiche mondiali !

     Se BOLOGNA è rappresentata dagli Economisti-Giuslavoristi-Giornalisti della scuola prodiana, da Biagi a Panebianco, a Ichino, per arrivare fino al probabile " Candidato Sindaco Prodiano " Flavio Del Bono proprio quando gli Economisti vorrebbero nascondersi per ciò che hanno combinato, perché meravigliarsi ?

     Se ora, come sempre accade quando non si interviene preventivamente, il risanamento del disastro mondiale assume aspetti che io giudico " oltre il dichiarabile ", ed un livello tale che non è affatto certo possa venir superato pur con l’intervento degli Stati, è altrettanto certo, e deve costituire pesante aggravante al processo dei colpevoli, che è ugualmente insensato perdere tempo con pannicelli che dissanguano le energie necessarie per riprendersi, o alimentano addirittura la tragedia.

     È o non è ovvio che, le squadre che non hanno saputo intervenire preventivamente, non hanno alcuna credibilità per progettare e condurre il salvataggio, e vanno emarginato e sostituite al più presto ?

     Poi, occorre smetterla di fingere di giocare solo con Finanza e Banche, e con una CONFINDUSTRIA chiaramente inadeguata e capace solo di chiedere aiuto, per prepararsi come è necessario, ad affrontare il vero dramma, quello dell’Economia: un risanamento che impegnerà tutte le risorse soprattutto umane di sopportazione e coesione mobilitabili al sacrificio, in nessun modo da sollecitare alla contrapposizione con ipoetsi contrattuali antisociali e falsamente efficientiste.

     Il che tecnicamente comporta correggere, per l’ITALIA, l’errore fondamentale che ci ha portato in questo terremoto, la pseudo-Privatizzazione materiale e morale di enormi risorse in nessun modo liberalizzabili, a partire dei Fondi della Sicurezza Sociale per finire agli intrallazzi residui a livello periferico costruiti solo per sfruttare la prassi delle perdite-pubbliche-e-profitti-privati inventata a livello centrale, eppoi esplosa nel campo finanziario con l’utilizzo dei Debiti come garanzia per i Crediti attraverso il Mare Magnum delle maledette cartolarizzazioni.

     Si devono RINAZIONALIZZARE ( o RIMUNICIPALIZZARE ) ai prezzi di saldo correnti, visto che comunque quella è la destinazione ultima, non solo tutti i Fondi della Sicurezza Sociale e quelli destinati alla Pubblica utilità, ma soprattutto tutte le attività non liberalizzabili a partire da quelle Energetiche, dato che il prezzo della scarsa ed incerta Energia Disponibile e la sua destinazione prioritaria, sarà la chiave per realizzare il risanamento, alla faccia di chi ha il coraggio di " paventare la discesa sotto i 90 DOLLARI al barile del prezzo del petrolio " !.

     Da cui, l’ulteriore aggravante per i colpevoli del disastro, perché questa crisi rallenterà l’adozione degli accorgimenti scientifici necessari alla salvezza ecologica del Pianeta, compensata solo, per necessità, dai ridotti consumi, come é per la RUSSIA post U.R.S.S. ."

Pierpaolo Benni

lunedì 6 ottobre 2008

Un mondo senza povertà

Alcuni settimane fa ho incontrato Piero Benedetti il quale mi raccontava di una lettura che aveva fatto durante il periodo vacanziero e che lo aveva entusiasmato moltissimo. Nel libro si parlava di "business sociale", dell'inefficacia del welfare odierno e di un mondo possibile senza povertà. Oggi, tutti i giornali titolano a lettere cubitali del crollo delle borse e con esse traballa un sistema che si era ritenuto, o per lo meno lo si era fatto credere, solido. Pure il Papa, dal Suo pulpito si sente in dovere di evidenziare che l'unica cosa solida è la "Parola di Dio". Possono di queste incertezze soffrire i meno abbienti? Eppure è così. Alitalia ha i conti in rosso da dieci anni e la Magistratura non ha nulla da ridire; possibile? Un uomo disperato si uccide perché non era in grado di pagarsi le bollette di luce, gas ed acqua. Le banche ipotecano le case dei meno abbienti, le burocorporazioni mettono gabelle su gabelle ad indigenti sempre più presi a stretto da sistemi creditizi che si avviano allo strozzinaggio. Qualcuno chiede per Fermignano uomini di "spessore", cosa vuol dire uomini di spessore? Abbiamo bisogno di progetti di spessore portati avanti da coalizioni di persone che perseguono, non finalità individualistiche, ma collettive. La politica è diventata mera contabilità che si nutre di vessazioni e che gettano le persone nella disperazione per la difficoltà ad assolvere anche i più semplici doveri domestici. Pagare una bolletta del metano è divenuto un lusso per uno stipendio medio che è costretto ad indebitarsi verso banche che sono enti profit, questo è chiaro, non enti di beneficienza. I palazzinari scalpitano per costruire case che pochi potranno permettersi di comprare agli attuali prezzi, quindi si attende l'esplosione della bolla edilizia che non potrà che far dimezzare gli attuali prezzi. Ma i palazzinari sono sempre corteggiati dai politici in nome di un'urbanistica che, per invero, poco conoscono perché a nulla interessa l'idealità di una città a misura d'uomo e sostenibile. Dobbiamo osare noi cittadini, smontare il sistema burocorporativo e contabile che ha determinato un sistema fallace e vacuo andando a discapito dei molti per nutrire i soliti pochi noti. Se torniamo quindi al libro di cui Piero Benedetti mi parlava, esso è scritto da Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace 2006 e vuole descrivere la possibilità di un mondo finalmente senza poveri:

“È tempo che la nuova idea del business sociale guidi la prossima grande trasformazione del mondo. È tempo che la visione di un mondo in cui la povertà sia solo un ricordo del passato si trasformi in realtà.”

Il libro

Con Il banchiere dei poveri ha raccontato la storia straordinaria della fondazione della Grameen Bank e ha mostrato come il sistema del microcredito sia capace di sottrarre milioni di persone alla miseria e allo sfruttamento. Da allora ha esteso il raggio d’azione di Grameen dal campo strettamente finanziario a quelli dell’alimentazione, dell’educazione, dell’assistenza sanitaria, delle telecomunicazioni. Oggi il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus è pronto per una nuova sfida: proporre quell’esperienza come un modello e un punto di riferimento per riuscire finalmente ad estirpare la piaga della povertà mondiale. La sfida si può vincere, secondo Yunus, con lo sviluppo e la diffusione del “business sociale”: un nuovo tipo di attività economica che ha di mira la realizzazione di obiettivi sociali anziché la massimizzazione del profitto. Non elemosina, dunque, né aiuti pubblici gestiti il più delle volte con criteri oscuri e inutili complessità burocratiche. Al contrario, il business sociale è una forma di iniziativa economica capace di attivare le dinamiche migliori del libero mercato, conciliandole però con l’aspirazione a un mondo più umano, più giusto, più pulito. Sembra un sogno a occhi aperti. Ma è un sogno che ha aiutato il Bangladesh quasi a dimezzare il suo tasso di povertà in poco più di trent’anni. E che comincia a coinvolgere multinazionali, fondazioni, banche, singoli imprenditori, organizzazioni no profit in ogni parte del mondo. Una rivoluzione sociale ed economica ancora silenziosa, ma che può rappresentare una speranza concreta di risolvere finalmente il problema più grave che affligge il mondo d’oggi.

Vorrei di questo parlarne con voi, discuterne, capire assieme a voi che le cose si realizzano da quando si inizia a sognarle e che solo chi ha ancora il gusto di saper sognare può osare il realizzare "progetti di spessore" fatto di tanti uomini che hanno imparato che tutto è possibile se lo si vuole realmente.

Voglio al fine segnalare, tanto per mostrare che nessun mezzo tradizionale di comunicazione ne parla perché asservito alle Banche come d'altra parte lo è tutta la politica tradizionale ed i suoi ometti che ci hanno governato negli anni, gli altri, come saprete sono definiti "antipolitici", un sito che offre, ad esempio, credito in maniera differente e senza intermediari e con una logica simile al p2p:
http://www.zopa.it/ZopaWeb/

dategli un'occhiata, poi ognuno si faccia le sue proprie considerazioni. Però, vi prego, discutiamone assieme.

Mirco Marchetti

domenica 7 settembre 2008

Dilettanti allo sbaraglio

DA: IL MESSAGGERO-Pesaro

Venerdì 05 Settembre 2008
  
 «Acacia Scarpetti non rappresenta più l’Italia dei Valori locale, noi il secondo casello non lo vogliamo». Si riapre la ferita, mai cicatrizzata, all’interno dell’Idv, tra il capogruppo Idv a Pesaro e l’ex segretario provinciale, recentemente commissariato, Niccolò Di Bella. A tenere banco sono ancora le esternazioni di Acacia sulla necessità di un secondo casello a santa Veneranda. «L’Interquartieri ha già risolto i problemi della viabilità anche se bisogna creare una strada che snellisca il traffico dell’Adriatica. Auspichiamo che la gente non associ le dichiarazioni di Acacia a quelle della vera Idv locale». Se Di Bella non fa riferimento alla critiche che il capogruppo Idv ha rivolto al sindaco, a rivolgere un “richiamo” allo stesso Acacia Scarpetti, ci pensa il coordinatore Idv Marche Gianfranco Borghesi. Lui non ha posizioni così nette come Di Bella sul secondo casello e «auspica che si arrivi ad una soluzione condivisa». Ma, allo stesso tempo, chiede di «evitare assolutamente, proprio all’interno della maggioranza, la polemica sterile condita da parole inopportune, soprattutto all’indirizzo del sindaco, che ha il difficile compito di ascoltare le voci di tutti e di trarne le conclusioni». Tornando a Di Bella, nel suo mirino non c’è solo Acacia, ma l’assessore fanese Idv Pierini. «Non capisco come mai, fino a che non si era ufficializzata la creazione del gruppo guidato da Davide Rossi, nessuno del precedente gruppo fanese si fosse mai fatto vivo per riflettere sul coordinamento locale Idv. Il dottor Pierini, con il discorso delle tessere posticcie, ha fatto sicuramente un torto alla sua intelligenza di noto e stimato medico primario». E’ poi la volta di Dante Merlonghi: «Ha accusato la dirigenza provinciale Idv di svendere l’alleanza in cambio di chissà quali poltrone, quando, invece, dall’incontro con Ricci e co, sono emersi interessanti spunti e riflessioni per contruire una sana collaborazione. Mi sembra che ci siano tutte le condizioni per l’espulsione di Merlonghi». Di Bella vede «marionette che cercano di infrangere il partito e il burattinaio, qualcuno seduto più in alto di loro, in cerca di alleati con cui prendere in mano la dirigenza a livello regionale».

Sabato 06 Settembre 2008   
  
 Non c’è pace per l’Italia dei Valori pesarese. Da mesi, ormai, il partito è lacerato da una sorta di “guerra tra bande”. La tempestosa elezione del segretario provinciale Niccolò Di Bella al termine di un congresso mai riconosciuto dal suo predecessore, il capogruppo in consiglio comunale Luca Acacia Scarpetti, è stata solo una delle tappe di una lunghissima polemica che ha contropposto lo stesso Acacia Scarpetti a Borghesi, con “tirate per la giacca” anche a Merlonghi”.
Con il “contorno” di un gruppo consiliare, a Pesaro, che doveva arricchirsi dei Riformatori, poi però ritiratisi al termine di un lungo tira e molla. E con l’alleanza “anomala” con il centrodestra a Fano che esprime l’assessore Pierini e che è fortemente osteggiata da parte del partito.
In questo confuso quadro interviene il responsabile regionale per gli enti locali Ennio Coltrinari, che richiama tutti “all’ordine”: “In questo momento di grande crescita del partito, in Italia e nelle Marche, che sta comportando anche l’esigenza di una sua ristrutturazione e di atteggiamenti chiari, netti ed univoci, invito tutti ad abbassare i toni. L’Italia dei Valori è un partito che si basa fortemente sui propri rappresentanti nelle istituzioni per il loro rapporto immediato con i cittadini: per altro, è certamente fondamentale anche il ruolo del partito quale interlocutore primario dei propri rappresentanti istituzionali e dei cittadini stessi”.
“Trovo, pertanto, impropri - insiste Coltrinari - i recenti interventi di Merlonghi e Di Bella. Pur tuttavia, nel mentre il primo ricopre e ha ricoperto ruoli rilevanti per conto del partito, il secondo, a causa anche della sua giovane età, è stato da poco commissariato per non aver saputo tenere unito il partito nella provincia di Pesaro. Pertanto, i suoi attacchi a quasi tutto il partito, lo isolano e ne fanno una voce non autorizzata a parlare sulla stampa”.
“Auspico quindi - conclude il responsabile regionale per gli enti locali dell’Idv - che i rappresentanti del partito nelle istituzioni pesaresi e il commissario provinciale riescano a trovare una sintesi che non venga disturbata da semplici iscritti”.


martedì 5 agosto 2008

Proposte per le banche

Dov'erano la Consob e la Banca d'Italia quando avvenivano gli scandali finanziari? Non ci convince che non ne sapessero niente, ma ci convince la loro connivenza, se non la complicità.

Noi dell'Italia dei Valori abbiamo preparato un pacchetto di leggi che in materia di risparmio e credito mirano a trovare fondi per il rilancio dell'economia del Paese. Ma invece di prendere ai deboli per dare ai forti, toglie ai furbi per dare a tutti i cittadini.

Tra le nostre proposte di legge prevediamo l'abolizione della clausola di massimo scoperto bancario, misure per l'introduzione della ''proprietà popolare della moneta'', il divieto per i comuni di piccole dimensioni di sottoscrivere strumenti finanziari derivati, la vendita parziale delle riserve auree dello Stato a beneficio del debito pubblico, nuove norme sulla proprietà della Banca d'Italia e la trasformazione delle banche popolari in società per azioni di diritto speciale.

Proponiamo inoltre la costituzione di due nuove commissioni parlamentari di inchiesta. Una sull'operato dell'Isvap, l'Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, per indagare sulle anomalie del sistema che continua a comportare un indiscriminato aumento delle tariffe assicurative, nonostante l'avvenuta liberalizzazione. L'altra sull'operato di Consob e Banca d'Italia relativamente agli scandali e ai dissesti finanziari e industriali, nonché alla distribuzione dei bond argentini presso i risparmiatori italiani.

Noi chiediamo che il Parlamento si interessi di cose serie piuttosto che di lodi vari. A chi ci accusa di essere eversivi rispondiamo che eversivi sono quelli che tengono nascoste queste problematiche per tenersi il malloppo. Di questo pacchetto si parlerà poco perché e' più facile sparlare dell'Italia dei valori e identificarla come il partito che si occupa di giustizia e porta avanti il giustizialismo.

Antonio Di Pietro

Scompezza o sconcezza?

Un amico mi invia queste interessanti riflessioni:

L'articolo 32 della Costituzione che recita “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività” non vale per gli abitanti della Campania. A suffragare questa nostra interpretazione restrittiva della norma costituzionale è l'applicazione del decreto legge numero 90 del 23 maggio 2008. Con il pretesto di porre rimedio alle gravissime e drammatiche problematiche ambientali e sanitarie che riguardano la regione Campania e di mettere fine ad una situazione di eccezionale e perdurante emergenza, il governo Berlusconi ha fatto ricorso allo strumento della decretazione di urgenza, introducendo delle norme in deroga al dettato costituzionale ed alle leggi comunitarie. Basti pensare che se il decreto berlusconiano sui rifiuti fosse entrato in vigore qualche settimana prima, alcune irregolarità contestate nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Napoli (che ha portato alla sbarra 25 persone tra dipendenti, funzionari del Commissariato all'emergenza e responsabili Fibe ed Ecolog) non potrebbero essere più contestate in Campania, ma non nel resto d'Italia.

Ecco l’articolo 9 relativo alle discariche, inserito nel decreto legge sui rifiuti

D i s c a r i c h e

- 1. Allo scopo di consentire lo smaltimento in piena sicurezza dei rifiuti urbani prodotti nella regione Campania, nelle more dell'avvio a regime della funzionalità dell'intero sistema impiantistico previsto dal presente decreto, nonche' per assicurare lo smaltimento dei rifiuti giacenti presso gli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti urbani e presso i siti di stoccaggio provvisorio, e' autorizzata la realizzazione, nel pieno rispetto della normativa
comunitaria tecnica di settore, dei siti da destinare a discarica presso i seguenti comuni: Sant'Arcangelo
Trimonte (BN) - località Nocecchie; Savignano Irpino (AV) - località Postarza; Serre (SA) - località Macchia
Soprana; nonche' presso i seguenti comuni: Andretta (AV) - località Pero Spaccone (Formicoso); Terzigno (NA) - località Pozzelle e località Cava Vitiello; Napoli località Chiaiano (Cava del Poligono - Cupa del cane); Caserta - località Torrione (Cava Mastroianni); Santa Maria La Fossa (CE) - località Ferrandelle; Serre (SA) - località Valle della Masseria.
- 2. Gli impianti di cui al comma 1 sono autorizzati allo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.12.12; 19.05.01; 19.05.03; 20.03.01; 19.01.12; 19.01.14; 19.02.06; presso i suddetti impianti e' inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.01.11*; 19.01.13*; 19.02.05*, nonche' 19.12.11* per il solo parametro "idrocarburi totali", provenienti dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti urbani, alla stregua delle previsioni derogatorie di cui all'articolo 18.
- 3. Ai fini dello smaltimento nelle discariche di cui al comma 1, i rifiuti urbani oggetto di incendi dolosi o colposi
sono assimilati ai rifiuti aventi codice CER: 20.03.01.
- 4. Presso le discariche presenti nel territorio della regione Campania e' autorizzato anche il pretrattamento
del percolato da realizzarsi tramite appositi impianti ivi installati.
- 5. In deroga alle disposizioni relative alla valutazione di impatto ambientale (VIA) di cui al decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, come modificato dal decreto legislativo 16 gennaio 2008, n. 4, nonche' alla pertinente legislazione regionale in materia, per la valutazione relativa all'apertura delle discariche ed all'esercizio degli impianti, il Sottosegretario di Stato procede alla convocazione della conferenza dei servizi che e' tenuta a rilasciare
il proprio parere entro e non oltre sette giorni dalla convocazione. Qualora il parere reso dalla conferenza dei servizi non intervenga nei termini previsti dal presente comma, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, si esprime in ordine al rilascio della VIA entro i sette giorni successivi. Qualora il parere reso dalla conferenza dei servizi sia negativo, il Consiglio dei Ministri si esprime entro i sette giorni successivi.
- 6. L'articolo 1 del decreto-legge 11 maggio 2007, n. 61, convertito, con modificazioni, dalla legge 5 luglio
2007, n. 87, e' abrogato.
- 7. Con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, sono definite, d'intesa con il Ministero dell'economia e delle finanze, le discipline specifiche in materia di benefici fiscali e contributivi in favore delle popolazioni residenti nei comuni sedi di impianti di discarica, previa individuazione della specifica copertura finanziaria, con disposizione di legge.
- 8. Il primo periodo del comma 4 dell'articolo 191 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e' così sostituito: "Le ordinanze di cui al comma 1 possono essere reiterate per un periodo non superiore a 18 mesi per ogni speciale forma di gestione dei rifiuti.".
- 9. Agli oneri derivanti dal presente articolo, ad eccezione del comma 7, si fa fronte a valere sulle risorse di cui all'articolo 17.

Tanto per fare un esempio, mentre in un'altra regione non è consentito assimilare rifiuti solidi urbani e speciali (rifiuti combusti), in Campania, grazie al nuovo decreto, invece lo è. Quindi i rifiuti campani possono essere omologati con lo stesso codice Cer (catalogo europei dei rifiuti), e conferiti in discarica anche carichi di idrocarburi. In sintesi: le stesse tipologie di rifiuti, in Campania vanno in discarica, mentre se destinate ad un’altra regione sono bloccate, analizzate e trattate. Per la Campania, dunque, è stata prevista dal decreto una più bassa soglia di sicurezza e di tutela alla salute. A questo punto viene da chiedersi: i cittadini potranno ancora credere nella sicurezza delle discariche? In questi 15 anni si sono già visti troppi strappi alle regole. E l'inchiesta della Procura ha dato certezza a dei sospetti, e cioè la “superficialità” con cui vengono gestite le discariche, con il percolato che ha invaso ed inquinato intere aree agricole. Con i rifiuti tossici che hanno avvelenato giorno dopo giorno tanti cittadini. E, cosa gravissima, con l'assenso di chi doveva controllare che tutto fosse a norma. Controllati e controllori avviluppati in un unico criminale abbraccio.

Si pensi,per esempio, al caso emblematico della circolare al centro dell'inchiesta dei giudici napoletani. A creare “problemi” fu una circolare nella quale si diceva che il materiale prodotto negli impianti di combustibile da rifiuti della Campania non era da considerarsi Cdr, e quindi non era idoneo alla termovalorizzazione, generando, come ha spiegato un dirigente del commissariato ai pm in un interrogatorio, il problema della classificazione del materiale, "se era da classificarsi con la lettera D (in questo caso non era adatto alla spedizione in Germania) o con la lettera R (come gradito alle autorità tedesche)". Il “giochetto di prestigio” effettuato dai funzionari corrotti è racchiuso proprio in queste due consonanti. Materiale da classificarsi come D veniva classificato come R. In Germania, quindi, la Campania ha smaltito attraverso Ecolog rifiuti in violazione della normativa comunitaria, cambiando il codice di questi rifiuti nella documentazione.

Un reato ascritto ai vertici dell'azienda, l'ad Roberto Cetera e il direttore tecnico Lorenzo Miracle, ma anche al responsabile della sanità del Dipartimento di Protezione civile Marta Di Gennaro. ll traffico illecito di rifiuti, scrivono i pm, sarebbe consistito "nell'invio di frazione umida con codice Cer 190501 non veritiero; nell'effettuazione in Germania di un'operazione di smaltimento in luogo di attività falsamente rappresentate come recupero alle competenti autorità e come tali indicate nei documenti di accompagnamento delle singole spedizioni". Ma l'inchiesta ha puntato l'indice anche verso le scelte delle aree delle discariche. E le irregolarità nello smaltimento dei rifiuti attraverso la falsa indicazione della loro tipologia non riguardavano solo l'invio in Germania, ma anche quello in discarica. come ad esempio l'utilizzo per alcuni mesi della discarica già chiusa in località Parapoti a Montecorvino Rovella, nel salernitano. Deroghe su deroghe, eccezioni su eccezioni. Il popolo campano non ha bisogno di altre normative ad hoc ma del rispetto della legge, quella unica ed uguale per tutti”.

Ernesto Ferrante

domenica 3 agosto 2008

mercoledì 30 luglio 2008

Dolo Alfano

Depositata la richiesta di referendum per l'abrogazione del "Dolo" Alfano  

"Ho appena lasciato la Corte di Cassazione dove, insieme ad Antonio Di Pietro e ad altri colleghi parlamentari di Italia dei Valori, abbiamo depositato la richiesta di referendum popolare per l'abrogazione del "lodo", che io chiamo "dolo" Alfano. 

Una legge ad personam voluta da Berlusconi per fermare il processo in corso contro di lui per corruzione in atti giudiziari (il cosiddetto processo Mills, in corso e quasi ultimato davanti al Tribunale di Milano).
Nei prossimi mesi raccoglieremo le firme e secondo la legge entro la metà di giugno del prossimo anno dovrà essere fissata una data per il voto.
Noi pensiamo che il popolo italiano spazzerà via questa ennesima vergogna, che serve ancora una volta a salvare "il potente di turno" mentre la persona normale appena commette la più piccola mancanza viene colpita spesso duramente.
Vogliamo che la "legge sia uguale per tutti" indipendentemente dal fatto che sia debole o potente, italiano o straniero. E' ciò che avviene per lo più nei Paesi veramente civili e democratici, quelli che non permettono ad un politico condannato con sentenza passata in giudicato (ma nemmeno quando non ha pagato i contributi per la domestica) di essere eletto in Parlamento.
E' un referendum che coloro che credono nella legalità e nel fatto che l'etica debba valere anche per la politica non possono non sostenere. 
Probabilmente la raccolta inizierà verso la metà di settembre: vi aspettiamo tutti ai nostri banchetti per firmare"
On. Antonio Borghesi

martedì 29 luglio 2008

domenica 27 luglio 2008

venerdì 25 luglio 2008

L'Animatore e la Piramide


Chiunque abbia in testa un progetto, sappia mettere l'anima in azione ed apportare un cambiamento, chiunque crei contesti che facilitino le trasformazioni, magari attraverso la creatività che gli è propria, è un Animatore. Il più grande di tutti lo chiamarono "Creatore".

Mi rendo perfettamente conto di quanto sia arduo sostenere un cambiamento. Ancor più mi rendo conto di quanto sia difficile l’attuarlo. Quello che so’ è che un cambiamento è sostenibile nel momento in cui un sistema entra in crisi. Tutto il percorso storico è stato caratterizzato da un sistema gerarchizzato. Se posso prendere a prestito una metafora usata da uno studioso che stimo, possiamo dire che fin ad ora il sistema era simile ad una piramide al cui vertice era collocato il potere e che in tempi antichi era rappresentato, se non incarnato, da un individuo. Poi, nel desiderio secolarizzante vi si sono insediate oligarchie, lobbyes e burocorporazioni. I mattoni che compongono la piramide sono comparti ordinati da rapporti gerarchici di reddito, status e potere. In questo sistema l’ambiguità è nulla o quasi in quanto basato sulla linearità dei movimenti, sulla prevedibilità. E’ un sistema basato sulla “certezza”. Va però aggiunto che questo sistema era sostenibile in un ambiente a bassa complessità. L’Evo post-moderno è invece l’Evo della complessità, della velocità, delle connessioni, dei policentrismi, della pluridirezionalità, della trasformazione di idee. Si affaccia l’immaterialesimo. Consumiamo più beni immateriali che beni tangibili. L’ISTAT ci dice che drasticamente calano nelle famiglie medie italiane i consumi sul fronte calzaturiero, dell’abbigliamento, e via dicendo ma aumentano invece i consumi sul fronte delle telecomunicazioni; internet, cellulari et cetera. Il problema è che i mattoni di quella piramide nell’attuale sistema sono oramai svincolati dal quel vertice unico. E’ come se la piramide fosse esplosa ed ogni mattone se ne va per suo conto ma, mentre se si trattasse di un frattale avrebbe in sé la capacità di dar conto del tutto, in questo caso ogni mattone si rivela non autosufficiente. E’ chiaro che in questo scenario di ipercomplessità sistemica emergono assieme alle contraddizioni anche i conflitti ed un certo disordine. I mattoni non possono più essere riassemblati con i vecchi sistemi disciplinari poiché è solo la interdisciplinarità che può rendere chiaro ad ogni parte la valenza del tutto. Ragionare quindi, non più per comparti ma, tra comparti. Le parole d’ordine da avanzare in questo sistema psicotico sono; negoziazione continua, connessione e facilitazione alla connessione.
Ragionare tra comparti significa mettere in connessione: pubblico e privato, sociale ed economico, sanitario ed educativo, produttivo e commerciale e via dicendo.
Al momento quindi si prospettano due strade. Una vedrebbe di buon grado il ritorno verso un sistema gerarchizzato, pseudo imperiale e verticale. Un sistema totale, adagiato su dogmi e costruito su sistemi lineari. Per avere questo abbiamo però bisogno di eludere l’incertezza, di evitare l’ambiguità ed allontanare la pluriculturalità a favore di un pensiero unico. A mio parere si tratta di azzerare o rendere minima l’ipercomplessità e, ciò non è più possibile.
Per l’altra strada, che è quella che io indico, occorre che l’individuo per la prima volta nella storia, si attrezzi ed acquisisca competenze ulteriori. Non è più sufficiente saper navigare bene un certo mare, occorre essere attrezzati per poter navigare su mari differenti. Ad una cultura duale si interpone una cultura di gruppo con sviluppi orizzontali ed in cui ogni parte si sente soggetto ed artefice di un cambiamento frutto di negoziazioni continue “qui” ed “adesso”. La logica delle connessioni che sostituisce la gerarchizzazione, ha bisogno di facilitatori. Questo non potrà non portare ad una diminuzione dei livelli di delega e ad una flessibilità delle forme statuali. Il nuovo cittadino sarà quindi pluriappartenente, soggetto anziché assoggettato.

E’ chiaro che la prima strada sia la più semplice e veloce esonerandoci dallo sforzo negoziale e concedendo deleghe che ci permetterebbero di impegnarci meno, di assumerci meno certe responsabilità e, per ciò stesso, di indirizzare le colpe verso un capro espiatorio. Ma è una strada segnata dalla forza della coercizione e che riattualizza un sistema totale ed imposto dall’alto, verticale e che guarda al passato e, se vogliamo, a culture ottocentesche. Se, come suggerisce Di Pietro oggi, si potesse parlare di post-ideologia questo presupporrebbe l’aver preso atto che le idee abbiano avuto modo di connettersi, di comunicare tra loro e negoziare i nuovi bi-sogni facendo in modo che le genti, nel riprogettare il futuro, tornino ad avere la capacità di perseguire sogni. Ma il tessuto è mutato ed il connessionismo è una risposta alla nevrosi imperante che, per timore, si chiude ed erige barriere ad altre possibilità viste come rischiose. Occorre quindi un metodo ed invece che post-ideologie occorre forse noi si parli di new-ideologie.

Mettere ad esempio attorno ad un tavolo attraverso la “Consulta immigrati”, tutte le etnie che esistono a Fermignano, compresa quella italiana, facendo partecipi tutte quelle persone che si sentono motivate al dialogo ed al confronto, è cosa sicuramente non semplice ma che va nella direzione di responsabilizzazione verso il tentativo concesso ad ognuno di trovare soluzioni a riguardo che possano confluire in una sintesi nata da un idem sentire maturato attraverso un percorso difficoltoso ma che porti la sovranità ad avere come soggetto il soggetto stesso. “Il soggetto della Sovranità, è la sovranità del Soggetto”.

Non vedo al momento nessun partito che tenti di muoversi verso l’impegnativo percorso che ho sopra prospettato. I “grillini” o le liste civiche, che secondo alcuni avrebbero qualcosa di nuovo, a mio parere non hanno saputo tradurre il momento di crisi in una nuova prospettiva e non comprendo bene quale sia l’idea di mondo che verrebbe prospettata attraverso loro. Non basta dichiarare di essere un nuovo soggetto per mutare un sistema e, tutti i soggetti “nuovi” che nascono non possono non mettersi in relazione con gli altri o, peggio, dire di essere i migliori. Sono sempre ragionamenti frutto di una logica verticale.

Mirco Marchetti