mercoledì 24 giugno 2009

Puttanate



La vignotta                                                                                                                        (mirco)

martedì 23 giugno 2009

Tra patti con i cittadini e patti di stabilità


Italia dei Valori – Fermignano


In risposta all'articolo del vicesindaco Andrea Guidarelli apparso oggi 23/06/2009 sul Corriere Adriatico in cronaca di Fermignano a fronte dell'articolo su "La scalinata dei minchioni".

N.B L'articolo cui qui do risposta, potete leggervelo pure tra i commenti al post precedente a questo e che è, per l'appunto intitolato "la scalinata dei minchioni"

Risposta:

Intanto mi è doveroso ringraziare l'Assessore Guidarelli per la pronta risposta datami e che mi consente una pronta controreplica. In qualità di coordinatore dell'IdV di Fermignano occorre io premetta che, non la fortuna dell'IdV è nata sugli illeciti altrui, quanto invece è da evidenziare, la sfortuna nell'avere sul territorio una forza come la nostra che squalifica chi di illeciti si nutre. Nel farci partito, essendo un movimento verso cui crescono consensi, e cercando di strutturarci nel territorio, si tratta di riprendere la questione morale posta anni or sono da Enrico Berlinguer tentando di smontare tutte le commistioni poste in essere tra apparati pubblici e burocorporazioni da un lato o interessi privati dall'altro a detrimento sempre dei pubblici interessi. Detto questo, e seguendo l'Assessore Guidarelli sul patto di stabilità, ricordo che tale patto è stato portato a prassi nel lontano 1999 e preso in pretesa di giustificazione da ogni Amministrazione succedutasi nel tempo per giustificare certe mancanze e mi pare che lo stesso Guidarelli parli lo stesso identico linguaggio delle passate amministrazioni che, con uguali argomenti, venivano da lui criticate per non saper portare a compimento certi servizi o certe infrastrutture a Fermignano. C'era sempre come escamotage il “patto di stabilità”.

Per ciò che attiene invece alla pretesa riconoscenza di serietà nel non aver informato sulle intenzioni future prima delle elezioni, anche riguardo possibili sviluppi progettuali della scalinata Don Minzoni, posso capire e convenire, ma allora pretendo mi si giustifichi l'azione di questa amministrazione, di aver inaugurato in pompa magna il centro per disabili gravi sito in località San Silvestro di Fermignano ed a cui è stato dato il nome di “Casa del Sole”, due mesi prima delle elezioni ed a tutt'oggi non ancora aperto. Un servizio sociale dovuto a cittadini in difficoltà e per cui si ebbe un contributo regionale di circa 150.000 euro. Se all'inaugurazione del centro, avvenuta guarda caso a ridosso delle elezioni, non segue l'apertura, mi si dica quale messaggio ha voluto veicolare l'inaugurazione stessa, alla popolazione, se non volessi pensare maleficamente che essa sia stata una bieca misura propagandistica e se non volessi pensare che quei soldi sono stati spesi in altra maniera. Ed io non voglio pensare a questo, quindi mi si chiarisca il fatto poiché sono un cittadino ed in quanto tale subisco pure io il patto di stabilità.  

Saluti,
Mirco Marchetti coordinatore IdV-Fermignano

martedì 16 giugno 2009

La scalinata dei minchioni




La scalinata Don Minzoni è, per i fermignanesi, un biglietto da visita attraverso cui si mostra al visitatore un volto della cittadina bramantina. Oggi essa pare interpretare perfettamente il degrado morale che la città sta attraversando. La vecchia amministrazione non ci mise mano prendendo i rimproveri dei cittadini e di parti politiche avverse, non ultime il PDL e la Lega che oggi governano e che fecero promesse facendosi portatrici dello sdegno popolare. A distanza di oltre tre anni dall'insediamento del nuovo governo, nulla al proposito è stato fatto e le foto dimostrano l'avanzamento del degrado dopo anni di incuria. Don Minzoni, fu un antifascista inviso al governo mussoliniano e, la sera del 23 agosto 1923 venne ucciso a bastonate da alcuni squadristi facenti capo all'allora console di milizia Italo Balbo che, travolto dallo scandalo, dovette dimettersi. Credo che, l'abbandono di un'etica morale e politica di stampo solidale e protesa verso l'aiuto delle fasce più deboli e meno abbienti, per abbracciare uno slancio verso movimenti più egoistici e campanilistici venga ben descritto visivamente dal deterioramento della nostra scalinata che, mancando di riferimenti antifascisti di cui il compianto Don Minzoni si fece per noi portatore e per la presa in giro operata da questa amministrazione nei confronti dei cittadini per le promesse ad oggi disattese, potrebbe benissimo essere chiamata; “La scalinata dei minchioni”.

Mirco Marchetti

lunedì 15 giugno 2009

Referendum 21 giugno 2009 (informazioni ulteriori)


Il 1° e il 2° quesito: premio di maggioranza alla lista più votata e innalzamento della soglia di sbarramento

Le attuali leggi elettorali di Camera e Senato prevedono un sistema proporzionale con premio di maggioranza. Tale premio è attribuito su base nazionale alla Camera dei Deputati e su base regionale al Senato. Esso è attribuito alla “singola lista” o alla “coalizione di liste” che ottiene il maggior numero di voti. 

Il fatto che sia consentito alle liste di coalizzarsi per ottenere il premio ha fatto sì che, alle ultime elezioni, si siano formate due grandi coalizioni composte di numerosi partiti al proprio interno. E la frammentazione è notevolmente aumentata. 

Il 1° ed il 2° quesito (valevoli rispettivamente per la Camera dei Deputati e per il Senato) si propongono l’abrogazione del collegamento tra liste e della possibilità di attribuire il premio di maggioranza alle coalizioni di liste.

In caso di esito positivo del referendum, la conseguenza è che il premio di maggioranza viene attribuito alla lista singola (e non più alla coalizione di liste) che abbia ottenuto il maggior numero di seggi.

Un secondo effetto del referendum è il seguente: abrogando la norma sulle coalizioni verrebbero anche innalzate le soglie di sbarramento. Per ottenere rappresentanza parlamentare, cioé, le liste debbono comunque raggiungere un consenso del 4 % alla Camera e 8 % al Senato.

In sintesi: la lista più votata ottiene il premio che le assicura la maggioranza dei seggi in palio, le liste minori ottengono comunque una rappresentanza adeguata, purché superino lo sbarramento.

All’esito dell’abrogazione, resteranno comunque in vigore le norme vigenti relative all’indicazione del “capo della forza politica” (il candidato premier) ed al programma elettorale.

Gli effetti politico-istituzionali del 1° e del 2° quesito

Il sistema elettorale risultante dal referendum spingerà gli attuali soggetti politici a perseguire, sin dalla fase pre-elettorale, la costruzione di un unico raggruppamento, rendendo impraticabili soluzioni equivoche e incentivando la riaggregazione nel sistema partitico. Si potrà aprire, per l’Italia, una prospettiva tendenzialmente bipartitica. La frammentazione si ridurrà drasticamente. Non essendoci più le coalizioni scomparirà l’attuale schizofrenia tra identità collettiva della coalizione e identità dei singoli partiti nella coalizione. Con l’effetto che i partiti sono insieme il giorno delle elezioni e, dal giorno successivo, si combattono dentro la coalizione.

Sulla scheda apparirà un solo simbolo, un solo nome ed una sola lista per ciascuna aggregazione che si candidi ad ottenere il premio di maggioranza. 

Le componenti politiche di ciascuna lista non potranno rivendicare un proprio diritto all’autonomia perché, di fronte agli elettori, si sono presentate come schieramento unico, una cosa sola. Nessuno potrà rivendicare la propria “quota” di consensi. E sarà molto difficile spiegare ai cittadini eventuali lacerazioni della maggioranza. Lo scioglimento del Parlamento una volta che è entrata in crisi una maggioranza votata compattamente dagli elettori potrebbe essere politicamente molto probabile. 

L’eliminazione di composite e rissose coalizioni imporrà al sistema politico una sterzata esattamente opposta all’attuale. Piuttosto che l’inarrestabile frammentazione in liste e listine, minacce di scissioni e continue trattative tra i partiti, il nuovo sistema imporrà una notevole semplificazione, lasciando comunque un diritto di rappresentanza anche alle forze che non intendano correre per ottenere una maggioranza di Governo, purché abbiano un consenso significativo e superino la soglia di sbarramento.

Il 3° quesito: abrogazione delle candidature multiple e la cooptazione oligarchica della classe politica

Un terzo quesito referendario colpisce un altro aspetto di scandalo. Oggi la possibilità di candidature in più circoscrizioni (anche tutte!) dà un enorme potere al candidato eletto in più luoghi (il “plurieletto”). Questi, optando per uno dei vari seggi ottenuti, permette che i primi dei candidati “non eletti” della propria lista in quella circoscrizione gli subentrino nel seggio al quale rinunzia. Egli così, di fatto, dispone del destino degli altri candidati la cui elezione dipende dalla propria scelta. Se sceglie per sé il seggio “A” favorisce l’elezione del primo dei non eletti nella circoscrizione “B”; se sceglie il seggio “B” favorisce il primo dei non eletti nella circoscrizione “A”. Nell’attuale legislatura, questo fenomeno, di dimensioni veramente patologiche, coinvolge circa 1/3 dei parlamentari. In altri termini: 1/3 dei parlamentari sono scelti dopo le elezioni da chi già è stato eletto e diventano parlamentari per grazia ricevuta. Un esempio macroscopico di cooptazione!

E’ inevitabile che una tale disciplina induca inevitabilmente ad atteggiamenti di sudditanza e di disponibilità alla subordinazione dei cooptandi, atteggiamenti che danneggiano fortemente la dignità e la natura della funzione parlamentare. Inoltre i parlamentari subentranti (1/3, come si è detto) debbono la propria elezione non alle proprie capacità, ma alla fedeltà ad un notabile, che li premia scegliendoli per sostituirlo.

Con l’approvazione del 3° quesito la facoltà di candidature multiple verrà abrogata sia alla Camera che al Senato.

sabato 13 giugno 2009

lunedì 2 marzo 2009

Politica e Morale - IDV Fermignano

Mi sono sempre chiesto, perché, nel sistema scienze, la cosidetta "scienza politica" risiede nel comparto meno toccato dai cambiamenti? Mi si risponderà che la politica è per definizione legata al potere ed il potere è per definizione conservatore. Allora occorre cambiare alcune cose. Assumere i politici con dei contratti a termine legati ad un progetto. I politici come fossero una sorta di co.co.pro. Progetto quindi, chiarificazione di obiettivi da raggiungere, tempo che si intende impiegare per la realizzazione e risorse necessarie per l'attuazione. In oltre il politico deve essere in grado di impostare fasi di verifica e stabilire a priori, Chi verificherà Cosa. Il mandato a termine è necessario perché il cittadino, la persona, gli uomini e le donne, devono avere la certezza che il progetto venga realizzato in un tempo quindi, credibile e visibile. Vincolo di mandato. Poi possiamo discutere di tante tematiche, ambiente ed energie alternative, magari di natura non minerale ad esempio, sole e vento, immigrazione e risoluzione dei conflitti (quali modalità), ribaltamento del sistema economico finanziario in cui l'economia sia al servizio delle persone e non il contrario. Ribaltamento del sistema economico e creditizio .. Ci sono molte cose da rivedere, persino le modalità di ricerca del consenso, modalità che, ad oggi ed in tutto il mondo, favoriscono i più abbienti ed ammutoliscono i meno abbienti. Non disponibilità a negoziare sistemi economici che non abbiano in animo il creare condizioni di decenza per le persone più svantaggiate, diversamente abili, anziani, bambini, malati, indigenti, precari, cassintegrati. Si parta da loro, ad iniziare a darne anche rappresentanza nelle liste favorendo "quote multicolore" anziché "quote rosa". 

Queste sono alcune proposte generali dell'IDV fermignanese per ricondurre la politica sui binari di una moralità posta in questione.

Saluti,

Mirco Marchetti

giovedì 26 febbraio 2009

Utilità

Voglio segnalare un utile luogo in cui mettere il mouse. Si possono ricercare luoghi ed avere utili informazioni locali. Le immagini sono meglio definite che in Google Heart e questo è possibile perché è entrato in funzione il "SIT" il sistema informatico territoriale della Comunità Montana.

                         Pagine gialle Visual 

foto esempio

Mirco Marchetti

mercoledì 25 febbraio 2009

Camilleri si allea con Di Pietro?


Andrea Camilleri propone per le elezioni europee del prossimo giugno una lista con due simboli che realizzi una alleanza tra i "cittadini senza partito" e l'Italia dei valori di Di Pietro. La proposta viene avanzata nel corso di una tavola rotonda pubblicata sul nuovo numero di MicroMega, in edicola da venerdì 30 gennaio, a cui hanno partecipato Andrea Camilleri, Antonio Di Pietro e Paolo Flores d'Arcais.

Camilleri risponde con un esplicito "Esatto, è questa" alla domanda del direttore di MicroMega che prova a sintetizzare la sua proposta: "Dunque tu proponi un'alleanza che veda da una parte i cittadini che non fanno politica in modo professionale, e che però nell'emergenza che vive il paese decidono di impegnarsi nelle elezioni per il parlamento europeo, e dall'altra il partito di Di Pietro, che ti sembra l'unica opposizione oggi esistente. È questa l'idea?" 

Camilleri aveva spiegato: "Bisogna stringere una alleanza tra persone che non hanno "le carte macchiate" e cioè che siano oneste, con la fedina penale pulita, che non abbiano mai fatto politica e si decidano a farla in questa situazione d'emergenza". "Sono perfettamente convinto", ha argomentato Camilleri, "che oggi come oggi il centro-sinistra, così come è organizzato, non sia minimamente in grado di fare una seria opposizione. (...) Oggi Di Pietro rappresenta l'unica vera opposizione. Allora cosa bisogna fare per evitare un disastro? (...) Il problema a mio avviso, ove non si voglia frazionare ulteriormente l'opposizione, è quello di avere una lista che, pur rappresentando i senza partito, sia in qualche modo legata a un partito già esistente, il più vicino agli ideali, e non agli interessi, di coloro che compongono la "lista dei senza partito" (...) Mi pare che sia importante saggiare se c'è la volontà di questo affiancamento fra due liste possibili, e individuarne le possibilità di realizzazione". 

Di fronte a questa proposta di Camilleri, Antonio Di Pietro si dice disponibile ad aprire le proprie liste a esponenti della società civile "fino al 70-75 per cento" e a valutare anche la possibilità di modificare il proprio simbolo, a condizione di non cederne la titolarità a terzi. Con questa conversazione, ha concluso Camilleri, "abbiamo stabilito un primo contatto. Il passo ulteriore è comunicare questo progetto, magari preparando un manifesto programmatico, anche attraverso MicroMega o via web, per iniziare a sondare il terreno. D'altra parte, il milione di firme raccolto da Di Pietro contro il lodo Alfano, dimostra che un'opposizione diffusa e latente c'è già. (...) Per ora la cosa migliore da fare è quella di continuare a confrontarsi senza perdere di vista l'obiettivo. Non si può essere pessimisti, altrimenti è meglio giocare alla roulette russa".

che ne pensate di questa proposta?

Mirco Marchetti 

sabato 18 ottobre 2008

Comunicato IDV-Fermignano


Il progetto politico che l'Italia dei Valori, per mio tramite, sta cercando di portare avanti a Fermignano è, per l'appunto, un progetto che, a fondamento, si è posto e si pone la domanda: "quale tipo di città, per Fermignano, voglio costruire nel tempo?", magari, per meglio dar concretezza alla domanda, occorrerebbe porsi pure un tempo limite entro cui volgere i propri obiettivi: "quale tipo di città, per Fermignano, voglio costruire entro il 2015?".

Ogni città, lo sappiamo, ha una sua specificità, una sua identità storico culturale, una sua propria indole. Un tempo era più semplice descrivere la specificità di una città, i campanili stessi segnavano i confini, storico-culturali, entro cui delimitare l'indole caratteristica di quel dato luogo. Ma oggi tutto appare più confuso, gli idiomi e le lingue si mescolano, la globalizzazione, questo tipo di globalizzazione, sembra pretendere l'omologazione ad una sorta di diktat economico finanziario di cui, però, già si intravvedono gli effetti nefasti ed i cedimenti strutturali soprattutto a scapito della piccola economia ad iniziare da quella domestica. I campanili assumono la veste di vuoti simulacri. Qual'è dunque la "vocazione" di Fermignano? A tutt'oggi, quando si parla di Fermignano, si parla di terzo polo più industrializzato della Provincia di Pesaro-Urbino. Ma Fermignano, anche per il fatto di avere una città come quella di Urbino a pochissimi chilometri, è pure la città degli appartamenti, quindi degli affitti. Qualcuno, in altri ambiti, la definì, "città dormitorio" per il fatto che si è seguita comunque una linea urbanistica mirante anche al dar soddisfazione agli studenti urbinati che, per svariati motivi, non ultimo quello dei costi d'affitto, sceglievano Fermignano quale luogo di residenza momentanea. Ma va anche considerata la crescita evidente nel tempo sotto il profilo demografico, abbinandola al cambiamento nei generis del fenomeno migratorio, sud-nord, esterno-interno. Si può quindi partire da una presa d'atto ed operare un'analisi di sviluppo. Il tasso migratorio in costante crescita, oltre il 12% a Fermignano, quindi il doppio della media nazionale (6-7%), è pure un indicatore sia di capacità di sviluppo che di modalità di sviluppo della città stessa. Vi è più immigrazione nei luoghi in cui si sa, essi luoghi, rispondere al meglio a certe domande che vengono oggi poste ed in primis, vi è la domanda di trovare una qualche occupazione. 

Negli ultimi tempi, da parte delle varie amministrazioni, ho visto un grande investimento sul fronte dello sviluppo urbano. Ho visto la crescita di nuovi quartieri, la costruzione di molti appartamenti, il tentativo di recupero di zone “degradate” dal tempo e dall'incuria. Molta parte delle energie, sia imprenditoriali che politiche, mi sembra si siano indirizzate su questo fronte, dando adito pure ad aspri conflitti. Senza però voler scendere in particolari, credo che gli interessi estetici, ma neppure quelli funzionali, siano stati prerogativa prima dell'agire urbanistico. I luoghi in recupero, avranno pure una valenza simbolica, non solo meramente funzionale. Saranno dei veri e proprio biglietti da visita attraverso cui la città si mostra al visitatore, al viandante ed in questo l'estetica, vista anche come "etica delle forme" non può anch'essa non assumere un ruolo di rilievo devendo parlare di noi fermignanesi, devendo saper raccontare agli altri chi noi siamo. Per questo ogni progetto va condiviso con i cittadini in primis e con tutti gli organi di rappresentanza di cui essi possono godere. 

Di questo mi son fatto convinto nel tempo. Ma vi è una cosa su cui mi premere evidenziare la carenza amministrativa di Fermignano e non da oggi. I servizi alle persone. Posso e voglio evidenziare, e non in una logica demagocica ed opportunistica, l'insufficienza dei servizi erogati a fronte anche della crescita di nicchie di disagio. Si pensi all'aumento del tasso di povertà anche nei ceti un tempo considerati "medi", si pensi al mondo degli anziani, dei disabili, dei ragazzi, dei meno abbienti, dei malati in genere. Per poter progettare, si tratta di rilevare e quantificare i dati, analizzare i tipi di domande che dai vari contesti provengono, compiere una scala di priorità, poiché la politica è fatta di scelte e di priorità da portare avanti, quindi costruire un progetto entro cui collocare ogni singola azione in maniera sistematica e contestuale. 

Costruire una Casa di Riposo, per fare un esempio e visto che conosco abbastanza bene il sistema anziani, non ha nessun senso se non si colloca la struttura stessa all'interno di una espressione di reali bisogni manifestati e comprovati e di un progetto che possa avere un senso più ampio. Essa sarebbe un'azione ritenuta necessaria in un contesto in cui, l'allontanamento di un congiunto dal suo nucleo famigliare venisse visto come unica ed ultima soluzione praticabile. Cosa possibile in una varietà di servizi offerti ad iniziare da una certa garanzia di un buon servizio di assistenza domestica. Al momento non vi è né l'uno né l'altro a Fermignano. Sicuramente si inizierà con la Casa di Riposo, ma magari non si inizierà col serio potenziamento del SAD, per l'appunto il servizio assistenziale domestico. Ciò significherebbe l'evidenziare la completa mancanza di capacità progettuale. Dico questo pur essendo convinto che una Casa di Riposo a Fermignano potrebbe pure servire, magari di piccole dimensioni (venti posti residenziali o poco più), così come sarebbe sicuramente utile l'ipotesi di un centro diurno con caratteristiche di semiresidenzialità e già parliamo di penultima spiaggia cui l'anziano può giungere prima dell'ultima spiaggia che invece sarebbe la Casa di Riposo. E' chiaro che, un progetto avente, sempre per continuare l'esempio anziani, come prioritario il benessere di persone di terza e quarta età, non può partire dalla costruzione di una struttura che prevede l'allontanamento dell'anziano dal suo nucleo famigliare. Quindi il progetto deve prescindere dalla valutazione, singolare e specifica, di ogni caso, onde poter razionalizzare i servizi ed erogare gli stessi lungo direttrici di senso. Inserire invece ogni singola azione all'interno di un contesto progettuale di più largo respiro e con obiettivi ben acclarati sarebbe diverso. Nel caso, dunque, la domanda dovrebbe essere: "quale Fermignano vogliamo costruire e che sia a misura di anziani?". Questa domanda non può esaurirsi e partire con la costruzione di una struttura.

Se si ha un programma politico di sviluppo chiaro in testa, si ha pure la possibilità di negoziare assieme ad altri percorsi di condivisione, altrimenti si rischia di rimanere imprigionati nelle proposizioni che gli altri sapranno dettarci e ne saremo alla mercé senza capacità progettuale né potere negoziale.

L'IDV a Fermignano ha cercato di muoversi in base ad una logica programmatica e sostanziale, cercando di cogliere, anche nel maturare alleanze, coloro i quali, seppur con altre sensibilità, hanno manifestato di voler giungere agli stessi obiettivi. E' nata quindi Sinistra per Fermignano (SpF), cui ha aderito l'IDV fermignanese, un patto tra forze partitiche differenti e tra liberi cittadini che sono tenuti assieme da un collante programmatico e non formale. Su questa linea ci siamo mossi e ci muoviamo, promuovendo diverse azioni congiunte e condivise su diversi fronti. I legami che ci hanno uniti terminando con l'approdo dell'IDV fermignanese a Sinistra per Fermignano, sono programmatici e di sostanza, maturati lungo il confronto costruttivo e non formale (c'è chi definisce "anomala" l'alleanza con certe forze da parte di IDV, la forma e la sua logica vorrebbero IDV congiunta con altre forze) ma il contesto allargato entro cui ci si muove, sia l'IDV di Fermignano che Sinistra per Fermignano, è comunque di alleanza con il PD, ma non di apparentamento né di subalternità, essendo IDV una forza autonoma e capace di maturare scelte programmatiche e locali in base ad una logica, anch'essa non formale quanto di sostanza e di programma.

Questa è l'impronta che ho calcato nel mio assolvimento di rappresentanza negli anni di una forza politica, l'IDV per l'appunto e che si ispira ad una visione sostanziale, quindi a fronte anche di un investimento morale da cui pare la politica tout court si sia da molto tempo allontanata e verso cui pure il compianto Berlinguer richiamò fortemente l'attenzione. Vorrei a questo punto ed approfittando anche di questo spazio, sollevare e proporre un elemento di discussione, sia tra i simpatizzanti dell'IDV fermignanese che tra i cittadini tutti. 

Saluti,

Mirco Marchetti (Rappresentante IDV-Fermignano)

lunedì 13 ottobre 2008

Crisi finanziaria: spunti per una riflessione

Voglio mettere all'attenzione questa lettera/stimolo inviatami ieri da Pierpaolo Benni e sulla quale gradirei faceste le vostre considerazioni.

Mirco Marchetti

"Ragazzino, lasciami lavorare: questa era la sostanza delle risposte comunque imbellettate che ricevevo.

     Risposte cui ero professionalmente abituato, avendo accumulato un’esperienza industriale di parecchi anni ed in campi diversificati sulla promozione del trasferimento industriale dell’innovazione tecnologica.

     Io amo il progresso cosciente, e non sono solito mollare l’impegno di fronte alle difficoltà.

     Così, negli anni 2000 – 2001, progettai, promossi e diressi un corso di GESTIONE DEL RISCHIO tenuto da un notevole numero di specialisti operanti nella Società Civile, nel quale io per primo appresi l’esistenza di un’infinità di strumenti, basati sull’evoluzione dei sistemi di elaborazione dati e della sensoristica, adatti a sostituire senza possibilità di confronto la palla di vetro.

     Naturalmente, la reazione degli Executives, questa volta non solo dell’Industria, ma delle Banche ( allora le Finanziarie in ITALIA erano giochini misteriosi imbrigliati da serie limitazioni per proteggere i Cittadini dal RISCHIO ), delle Strutture Pubbliche di ogni tipo, del Territorio ecc … cui presentavo il progetto per loro chiaramente sconosciuto e quindi spaventoso data la novità, era il solito enorme interesse sostanzialmente concluso dall’altrettanto solito <<>>.

     Così scoprii che la vera fonte delle perplessità non trovava origine nell’ignoranza ( normale, trattandosi in gran parte di eccezionali innovazioni per l’ITALIA, importate solo occasionalmente anche dalle Università a causa del conservatorismo dell’Establishment ) verso gli strumenti sconosciuti e la loro affidabilità, ma esattamente nel rigetto tipico italiano verso la RESPONSABILITÀ, esattamente lo stesso atteggiamento verificato nel precedente caso dell’innovazione puramente tecnologica.

     Se esistono documenti oggettivi e credibili su quanto è oggetto delle decisioni a me delegate, come faccio a giustificare eventuali errori, con verosimili conseguenze anche gravissime a mio carico ?

     Nessuno immagina quanto sia comune in ITALIA ( e nei Paesi meno evoluti ) la scelta di non voler conoscere possibili difetti tecnici minimi rilevabili grazie al progresso tecnologico, per non dover adottare le decisioni di sicurezza conseguenti, che possono anche essere il solo monitoraggio della situazione !

     Meglio ricorrere allo " incidente imprevedibile " o trasferire la colpa allo " errore umano ", contando che fra le vittime si contino anche coloro che potrebbero avere prove inconfutabili da raccontare ( se ascoltati ).

     Direi che il limite di questo comportamento, che essendo un limite non è stato superato nemmeno all’estero, si incontra nell’utilizzo dell’informatica nell’applicazione della Giustizia: il Processo Informatizzato, con esplicitazione di tutte le informazioni necessarie e disponibili da non trascurare nel dibattimento, affette dal coefficiente di affidabilità / gravità delle notizie emerse, ed elaborazione finale della sentenza da parte del sistema sulla base di tutta la giurisprudenza esistente ( applicabile o di supporto ), con Collegio Giudicante responsabile di adottare o respingere la sentenza, solo motivando la decisione.

     Quante garanzie di oggettività in più rispetto al Tribunale palestra di Principi del Foro otterrebbe Cipputi !

     Oggi ci troviamo di fronte al revival della crisi del 1929 in chiave mondializzata fin dalla partenza.

     Avendo a disposizione strumenti di raccolta, elaborazione, simulazione dati ecc … assolutamente inimmaginabili 80 anni fa, e il cui possibile livello d’errore è definibile con sicurezza, come è possibile il ripetersi di un incidente che, d’altra parte, anche un bambino poteva prevedere senza nemmeno possedere la palla di vetro ?  E come è possibile che si pubblicizzino incertezze nei confronti delle azioni da adottare, quando si può prevedere tranquillamente l’evoluzione del fenomeno a fronte dei diversi interventi ?

     Certamente, i sondaggi Elettorali sono stati da tempo abilmente utilizzati per dimostrare Urbi et Orbi l’inaffidabilità delle previsioni " scientifiche ", e quindi invalidare sia il sistema sia la credibilità delle previsioni scientifiche, ma ciò non deve sorprendere, dato che gli operatori di quel delicato campo sono ridotti a pochi ammucchiati sotto la stessa cappa, dai quali i committenti si attendono solo conferma di ciò che essi stessi stanno raccontando pubblicamente.

     Forse che, anche senza la montagna d’informatica disponibile, gli addetti al mestiere non sanno che, in tutti i casi, i tamponamenti inadeguati come quelli adottati finora per il terremoto finanziario, finiscono inevitabilmente in scomparsa delle risorse destinate ad essi e peggioramento della situazione ?

     Allora, torniamo indietro: come sempre il crack poteva essere evitato senza la minima difficoltà in sede preventiva, e che preventivamente TUTTI i Responsabili di agire fossero ben coscienti del disastro che stava montando grazie alla loro inattiva incapacità dolosa, non può in alcun modo essere messo in dubbio.

     Se poi il trentacinquenne Neel Kashkari, scelto come responsabile della gestione degli 850 MLD di DOLLARI del " Piano Paulson ", dice su YouTube che i Grandi Managers degli Istituti salvati dallo Stato " non perderanno i loro stipendi d’oro come stabilito dal Congresso " ma subiranno solo " modesti ritocchi … perché noi preferiremmo aiutare le banche ricche a diventare ancora più ricche ", domando come possa esistere chi ancora ha fiducia nei Leaders di queste ex DEMOCRAZIE europee.

PER QUESTO MOTIVO DEVONO ESSERE PROCESSATI TUTTI COME CRIMINALI DI PACE PER DISASTRO DOLOSO.

     Ed infatti, in ITALIA, di fronte alle difficoltà oggettive che questo Governo non può evitare di accollarsi pur con tutto lo spiegamento di Plagio mediatico in cui è maestro, eccolo nuovamente costretto a rilanciare lo spauracchio dell’Alternativa Prodi imponendo all’esule Sergio Cofferati, misero Sindaco di BOLOGNA, poche settimane dopo aver dato la disponibilità a ricandidarsi, non solo di far sapere di aver deciso di dedicarsi al figlioletto, ma addirittura, il giorno successivo ad una presa di posizione che ignorava le ambizioni dei Prodiani, di tornare sull’argomento per smentirsi in loro favore.

     Eppoi si legge che l’Università italiana appare al 200 posto delle classifiche mondiali !

     Se BOLOGNA è rappresentata dagli Economisti-Giuslavoristi-Giornalisti della scuola prodiana, da Biagi a Panebianco, a Ichino, per arrivare fino al probabile " Candidato Sindaco Prodiano " Flavio Del Bono proprio quando gli Economisti vorrebbero nascondersi per ciò che hanno combinato, perché meravigliarsi ?

     Se ora, come sempre accade quando non si interviene preventivamente, il risanamento del disastro mondiale assume aspetti che io giudico " oltre il dichiarabile ", ed un livello tale che non è affatto certo possa venir superato pur con l’intervento degli Stati, è altrettanto certo, e deve costituire pesante aggravante al processo dei colpevoli, che è ugualmente insensato perdere tempo con pannicelli che dissanguano le energie necessarie per riprendersi, o alimentano addirittura la tragedia.

     È o non è ovvio che, le squadre che non hanno saputo intervenire preventivamente, non hanno alcuna credibilità per progettare e condurre il salvataggio, e vanno emarginato e sostituite al più presto ?

     Poi, occorre smetterla di fingere di giocare solo con Finanza e Banche, e con una CONFINDUSTRIA chiaramente inadeguata e capace solo di chiedere aiuto, per prepararsi come è necessario, ad affrontare il vero dramma, quello dell’Economia: un risanamento che impegnerà tutte le risorse soprattutto umane di sopportazione e coesione mobilitabili al sacrificio, in nessun modo da sollecitare alla contrapposizione con ipoetsi contrattuali antisociali e falsamente efficientiste.

     Il che tecnicamente comporta correggere, per l’ITALIA, l’errore fondamentale che ci ha portato in questo terremoto, la pseudo-Privatizzazione materiale e morale di enormi risorse in nessun modo liberalizzabili, a partire dei Fondi della Sicurezza Sociale per finire agli intrallazzi residui a livello periferico costruiti solo per sfruttare la prassi delle perdite-pubbliche-e-profitti-privati inventata a livello centrale, eppoi esplosa nel campo finanziario con l’utilizzo dei Debiti come garanzia per i Crediti attraverso il Mare Magnum delle maledette cartolarizzazioni.

     Si devono RINAZIONALIZZARE ( o RIMUNICIPALIZZARE ) ai prezzi di saldo correnti, visto che comunque quella è la destinazione ultima, non solo tutti i Fondi della Sicurezza Sociale e quelli destinati alla Pubblica utilità, ma soprattutto tutte le attività non liberalizzabili a partire da quelle Energetiche, dato che il prezzo della scarsa ed incerta Energia Disponibile e la sua destinazione prioritaria, sarà la chiave per realizzare il risanamento, alla faccia di chi ha il coraggio di " paventare la discesa sotto i 90 DOLLARI al barile del prezzo del petrolio " !.

     Da cui, l’ulteriore aggravante per i colpevoli del disastro, perché questa crisi rallenterà l’adozione degli accorgimenti scientifici necessari alla salvezza ecologica del Pianeta, compensata solo, per necessità, dai ridotti consumi, come é per la RUSSIA post U.R.S.S. ."

Pierpaolo Benni

lunedì 6 ottobre 2008

Un mondo senza povertà

Alcuni settimane fa ho incontrato Piero Benedetti il quale mi raccontava di una lettura che aveva fatto durante il periodo vacanziero e che lo aveva entusiasmato moltissimo. Nel libro si parlava di "business sociale", dell'inefficacia del welfare odierno e di un mondo possibile senza povertà. Oggi, tutti i giornali titolano a lettere cubitali del crollo delle borse e con esse traballa un sistema che si era ritenuto, o per lo meno lo si era fatto credere, solido. Pure il Papa, dal Suo pulpito si sente in dovere di evidenziare che l'unica cosa solida è la "Parola di Dio". Possono di queste incertezze soffrire i meno abbienti? Eppure è così. Alitalia ha i conti in rosso da dieci anni e la Magistratura non ha nulla da ridire; possibile? Un uomo disperato si uccide perché non era in grado di pagarsi le bollette di luce, gas ed acqua. Le banche ipotecano le case dei meno abbienti, le burocorporazioni mettono gabelle su gabelle ad indigenti sempre più presi a stretto da sistemi creditizi che si avviano allo strozzinaggio. Qualcuno chiede per Fermignano uomini di "spessore", cosa vuol dire uomini di spessore? Abbiamo bisogno di progetti di spessore portati avanti da coalizioni di persone che perseguono, non finalità individualistiche, ma collettive. La politica è diventata mera contabilità che si nutre di vessazioni e che gettano le persone nella disperazione per la difficoltà ad assolvere anche i più semplici doveri domestici. Pagare una bolletta del metano è divenuto un lusso per uno stipendio medio che è costretto ad indebitarsi verso banche che sono enti profit, questo è chiaro, non enti di beneficienza. I palazzinari scalpitano per costruire case che pochi potranno permettersi di comprare agli attuali prezzi, quindi si attende l'esplosione della bolla edilizia che non potrà che far dimezzare gli attuali prezzi. Ma i palazzinari sono sempre corteggiati dai politici in nome di un'urbanistica che, per invero, poco conoscono perché a nulla interessa l'idealità di una città a misura d'uomo e sostenibile. Dobbiamo osare noi cittadini, smontare il sistema burocorporativo e contabile che ha determinato un sistema fallace e vacuo andando a discapito dei molti per nutrire i soliti pochi noti. Se torniamo quindi al libro di cui Piero Benedetti mi parlava, esso è scritto da Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace 2006 e vuole descrivere la possibilità di un mondo finalmente senza poveri:

“È tempo che la nuova idea del business sociale guidi la prossima grande trasformazione del mondo. È tempo che la visione di un mondo in cui la povertà sia solo un ricordo del passato si trasformi in realtà.”

Il libro

Con Il banchiere dei poveri ha raccontato la storia straordinaria della fondazione della Grameen Bank e ha mostrato come il sistema del microcredito sia capace di sottrarre milioni di persone alla miseria e allo sfruttamento. Da allora ha esteso il raggio d’azione di Grameen dal campo strettamente finanziario a quelli dell’alimentazione, dell’educazione, dell’assistenza sanitaria, delle telecomunicazioni. Oggi il premio Nobel per la pace Muhammad Yunus è pronto per una nuova sfida: proporre quell’esperienza come un modello e un punto di riferimento per riuscire finalmente ad estirpare la piaga della povertà mondiale. La sfida si può vincere, secondo Yunus, con lo sviluppo e la diffusione del “business sociale”: un nuovo tipo di attività economica che ha di mira la realizzazione di obiettivi sociali anziché la massimizzazione del profitto. Non elemosina, dunque, né aiuti pubblici gestiti il più delle volte con criteri oscuri e inutili complessità burocratiche. Al contrario, il business sociale è una forma di iniziativa economica capace di attivare le dinamiche migliori del libero mercato, conciliandole però con l’aspirazione a un mondo più umano, più giusto, più pulito. Sembra un sogno a occhi aperti. Ma è un sogno che ha aiutato il Bangladesh quasi a dimezzare il suo tasso di povertà in poco più di trent’anni. E che comincia a coinvolgere multinazionali, fondazioni, banche, singoli imprenditori, organizzazioni no profit in ogni parte del mondo. Una rivoluzione sociale ed economica ancora silenziosa, ma che può rappresentare una speranza concreta di risolvere finalmente il problema più grave che affligge il mondo d’oggi.

Vorrei di questo parlarne con voi, discuterne, capire assieme a voi che le cose si realizzano da quando si inizia a sognarle e che solo chi ha ancora il gusto di saper sognare può osare il realizzare "progetti di spessore" fatto di tanti uomini che hanno imparato che tutto è possibile se lo si vuole realmente.

Voglio al fine segnalare, tanto per mostrare che nessun mezzo tradizionale di comunicazione ne parla perché asservito alle Banche come d'altra parte lo è tutta la politica tradizionale ed i suoi ometti che ci hanno governato negli anni, gli altri, come saprete sono definiti "antipolitici", un sito che offre, ad esempio, credito in maniera differente e senza intermediari e con una logica simile al p2p:
http://www.zopa.it/ZopaWeb/

dategli un'occhiata, poi ognuno si faccia le sue proprie considerazioni. Però, vi prego, discutiamone assieme.

Mirco Marchetti