lunedì 9 luglio 2007

Quote Arcobaleno


Ammetto che il discorso “Quote rosa” non mi ha mai appassionato più di tanto, anzi, ad essere sinceri, lo trovo leggermente ipocrita come discorso ed assimilabile a quelle faccende di cui la nostra politica non di rado si pavoneggia. Oramai non vi è politico che non si congratuli per la tinteggiatura rosastra delle pareti del partito cui appartiene, quasi a sostenere che l’indispensabile “tocco” femminile sia fondamentale ad un cambiamento. Lo sarebbe, di certo lo sarebbe se si ponesse in maniera contingente, oltre la quantità di femmine che dovrebbero entrare nell’agone politico, pure tutte le problematiche ad esse collegate. Posso pensare al problema “casalinghe”, ai vincoli lavorativi lagati allo stato di gravidanza, alle violenze che le donne subiscono negli ambienti di lavoro, ma parliamo comunque di “cose” che succedono, ed è proprio questo che noi si dovrebbe fare, non ingabbiare per quote “qualcuno”, ma “qualcosa”. Se così ragionassimo, eviteremmo tutte le retoriche adagiate sull’effimero mondo dell’apparenza ed inizieremmo a pensare che la politica non ha tanto bisogno di uomini o di donne, quanto piuttosto di persone capaci ed in grado di offrire soluzioni ai problemi in base alla personale esperienza di vita. E’ quindi l’esperienza che deve entrare in parlamento, ed allora dovremmo parlare di “Quote precari”, “Quote meno abbienti”, “Quote mano d’opera ed operai”, “Quote pensionati”, “Quote immigrati”, “Quote emarginati”, “Quote diversamente abili”, “Quote cassintegrati”, “Quote licenziati” .. e via dicendo. Troppe quote? Pensate poi non ci sarà spazio per gli agiati, i ricchi, i figli di.., i petrolieri e gli industriali? Pazienza, io ritengo si possa tentare un altro approccio alla politica ed invece di ciarlare di “Quote rosa”, io mi getterei su quote multicolore; Che ne dite di “Quote arcobaleno?
Che ne dite, ci proviamo?

Mirco Marchetti

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